giovedì 6 gennaio 2011
mercoledì 9 giugno 2010
sabato 5 giugno 2010
giovedì 4 febbraio 2010
Gli occhi...il cuore cieco del mondo

Quel che mi viene in mente è il geometrico crollo di un muro -l'istante in cui cede un punto della struttura, e tutto collassa. Perchè solida è la parete di pietra, ma nel cuore porta sempre un incastro debole, un appoggio malfermo. Nel tempo abbiamo imparato con esattezza dove -la pietra nascosta può tradire. E' nell'esatto punto in cui appoggiamo ogni nostro eroismo, e ogni nostro sentimento religioso: è dove rifiutiamo il mondo degli altri, dove lo disprezziamo, per istintiva certezza, dove lo sappiamo insensato, con totale evidenza. Solo Dio ci basta, le cose mai. Ma non è sempre vero, non è vero per sempre. Basta alle volte l'eleganza di un gesto altrui, o la gratuita bellezza di una parola laica, lo scintillio di vita, raccolto in destini sbagliati. La nobiltà del male, a tratti. Filtra allora una luce, che non avremmo sospettato. Si spezza la certezza di pietra, e tutto crolla. L'ho visto in tanti, l'ho visto in Bobby. Mi ha detto - ci sono un sacco di cose vere, intorno, e noi non le vediamo, ma loro ci sono, e hanno un senso, senza nessun bisogno di Dio....
nell'assenza di senso, il mondo pur tuttavia accade, e in quell'acrobazia di esistere senza coordinate c'è una bellezza, perfino una nobiltà, talvolta, che noi non sappiamo...l'eroismo di una quache verità
"Emmaus" Alessandro Baricco
mercoledì 3 febbraio 2010
Quando ti mettono gli occhi dovrebbero darti anche le istruzioni
"Un giorno"Un giorno è un'unità irripetibile e compiuta, bisogna tenerlo a mente ogni mattina, lasciarlo lavorare, farlo durare ventiquattr'ore, non sottrargli nulla.
Se lasci fare un giorno, e non lo assilli, saprà erogarti molti benefici.
Un giorno, per esempio, può contenere la misura della vita (speriamo non oltre la 44....)
Un giorno può prendersi cura dei progetti, e ammorbidire la memoria, e diventare una stella all'improvviso, o rivelarsi un niente, solo un passaggio inconcludente tra altri giorni, ma poi pentirsi, e riprodurre se stesso all'infinito per non deluderti, e amarti, e vezzeggiarti.
Un giorno è materno, ti accudisce, se lasci che accadano le cose, e sai riconoscere le elargizioni, e non sprecarle.
Il tempo, frazionato in giorni, si abbellisce, ammicca, diventa benevolo innocuo seduttivo.
Dentro ogni giorno puoi infilarci un progetto che abbia il respiro di una manciata di secondi, oppure quello di tutta una vita.....
le nostre età non sono più indecenti , amoremio.
Sono soltanto ciò che siamo noi...
"L'età indecente" marida Lombardo Pijola
sabato 30 gennaio 2010
Dimostrazione dell'esistenza di Dio
"Senti Dio, questa è la tua ultima possibilità., non scherzo, te lo dico adesso, quando ancora stanno suonando l'inno, prima della trafila delle foto e tutto il resto.... Dopo, quando comincia la partita, non vale.Guarda Rafa, se fai un altro passo con quella bandiera ti mollo due sberle. ...Non so cosa cazzo centri il romanticismo con questa storia, ma a dire il vero non ho neanche protestato troppo...
Perchè neanche esssere tristi è come sembra. quando succede qualcosa di brutto, ma di veramente brutto, per quanto tu possa piangere, il peggio non è piangere, che a volte fa addirittura bene perchè ti rimette in sesto, il peggio comincia quando non hai più lacrime e ti rendi conto che la tristezza è invece qualcosa di sporco, come un grumo grigio, denso, una palla di fango nei polmoni, che pesa, e la senti quando respiri, per tutto il tempo, perchè cominci a sognare.......e, allora, ecco che senti di nuovo quel peso, di colpo, e devi alzarti, e vestirti, e camminare con il petto ingolfato di fango,e mangiare con il petto ingolfato di fango, parlare mentre senti di avere un grumo enorme in gola, un grumo denso e sporco, sporchissimo... La tristezza è una merda, ecco.
Tanto l'ho capito, in fondo sei proprio come Cassandra......., amico, ci godi a tenere tutti sulle spine."
ALMUDENA GRANDES "Il ragazzo che apriva la fila"
lunedì 2 novembre 2009
domenica 4 ottobre 2009
sabato 3 ottobre 2009
LE MANI
Un incontro civile fra gente educata che
si alza in piedi e che si saluta,
un incontro un po’ anonimo reso più umano
da una cordiale stretta di mano.
Una mano appuntita, una mano un po’ tozza,
una mano indifesa che fa tenerezza,
una stretta di mano virile e fascista
che vuol dire: "Non sono un pederasta!".
Una mano un po’ timida, poco convinta,
tu parti deciso e lei ti fa la finta,
una mano furbetta da pubblicitario,
una mano pulita da commissario.
Una mano a spatola che scatta nervosa,
un’altra suadente, un po’ troppo affettuosa,
una mano imprecisa, una squallida mano
da socialdemocratico, da repubblicano.
Una mano da artista, tortuosa e impotente,
una mano da orso, pelosa e ignorante,
una mano commossa di chi ha tanti guai,
una mano da piovra che non ti lascia mai,
un carosello inutile, grottesco e giocondo
in questa palla gigante che poi è il mondo!
Un mondo di assurdi esseri umani,
un gioco abilissimo, un intreccio di mani,
ci comunichiamo così spudorati
quando ci siamo affezionati.
Mani educate di anziani signori,
mani abilissime di gente d’affari,
mani che ti lisciano con troppa simpatia
con un tocco morboso che sa di sacrestia,
un festival viscido e nauseabondo
in questa grande famiglia che poi è il mondo!
Mani di amici, di dottori, di insegnanti,
mani di attori, di divi, di cantanti,
mani di ministri che chiedono la fiducia,
mani sottili manovrate con ferocia.
Mani bianchissime, schifose da toccare,
mani inanellate di papi da baciare,
mani scivolose di esseri umani,
mani dappertutto, tantissime mani,
le guardo, mi sommergo, annego e sprofondo
in questo lago di merda che poi è il mondo!
Giorgio Gaber
Un incontro civile fra gente educata che
si alza in piedi e che si saluta,
un incontro un po’ anonimo reso più umano
da una cordiale stretta di mano.
Una mano appuntita, una mano un po’ tozza,
una mano indifesa che fa tenerezza,
una stretta di mano virile e fascista
che vuol dire: "Non sono un pederasta!".
Una mano un po’ timida, poco convinta,
tu parti deciso e lei ti fa la finta,
una mano furbetta da pubblicitario,
una mano pulita da commissario.
Una mano a spatola che scatta nervosa,
un’altra suadente, un po’ troppo affettuosa,
una mano imprecisa, una squallida mano
da socialdemocratico, da repubblicano.
Una mano da artista, tortuosa e impotente,
una mano da orso, pelosa e ignorante,
una mano commossa di chi ha tanti guai,
una mano da piovra che non ti lascia mai,
un carosello inutile, grottesco e giocondo
in questa palla gigante che poi è il mondo!
Un mondo di assurdi esseri umani,
un gioco abilissimo, un intreccio di mani,
ci comunichiamo così spudorati
quando ci siamo affezionati.
Mani educate di anziani signori,
mani abilissime di gente d’affari,
mani che ti lisciano con troppa simpatia
con un tocco morboso che sa di sacrestia,
un festival viscido e nauseabondo
in questa grande famiglia che poi è il mondo!
Mani di amici, di dottori, di insegnanti,
mani di attori, di divi, di cantanti,
mani di ministri che chiedono la fiducia,
mani sottili manovrate con ferocia.
Mani bianchissime, schifose da toccare,
mani inanellate di papi da baciare,
mani scivolose di esseri umani,
mani dappertutto, tantissime mani,
le guardo, mi sommergo, annego e sprofondo
in questo lago di merda che poi è il mondo!
Giorgio Gaber
domenica 27 settembre 2009
IO QUELLA VOLTA LI' AVEVO 25 ANNI
(Testo inedito di Gaber/Luporini)
Io, quella volta lì, avevo sessant'anni. Eravamo nel 2000 ogiù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i venticinquenni di ora così diversi mi domando: che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli?Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Vogliodire... un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo... No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe. Sì, il coro della tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri.Siamo stati forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? No. Allora dove sono le nostre colpe. Un momento, era troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi, laresistenza. E’ sempre tempo di resistenza. Perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del Mercato? Perché avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli?Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto?Il Mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa? Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi:dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere,contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’individuo?Daccordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza.C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi perché vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione... Certo, è il marchio dell’epoca. E quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privodi significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No!Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un malesenza sede, senza sostanza, senza nulla... salvo questo nulla non identificabile che ci corrode.
giovedì 17 settembre 2009
Sii pronta (Estote Parati)
"Essere pronta, non vuol dire essere preparata;
non vuol dire aver previsto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
La vita è troppo grande, troppo sconosciuta ancora,
perché l'uomo possa dire:
"so cosa mi aspetta, voglio prepararmi".
"Essere pronta, non vuol dire essere preparata;
non vuol dire aver previsto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
La vita è troppo grande, troppo sconosciuta ancora,
perché l'uomo possa dire:
"so cosa mi aspetta, voglio prepararmi".
E' ancora troppo forte.
Viene con una violenza,
con un impeto che non risparmia nulla.
Tutto è scompigliato;
i nostri progetti, i nostri piani, i nostri programmi,
e tavolta il fine stesso che ci eravamo proposti.
Allora, se non siamo pronti,
avremo il coraggio e la volontà di ricostruire,
sulle rovine dei nostri sogni, altri sogni, altri progetti,
un nuovo edificio?
Essere pronta, non vuol dire essere preparata,
non vuol dire aver pevisto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
Essere pronta, vuol dire accettare la vita
vuol dire andare incontro al nuovo giorno;
tendere le braccia verso la sua ricchezza sconosciuta;
stare di fronte alle ore che vengono, calma e serena;
vuol dire vivere il presente con forza, coraggio e buona volontà,
senza temere il domani, né quel che accadrà dopodomani;
né quel che può accadere in un lontano futuro.
Il domani non è tuo. F
orse ti sarà rifiutato.
Perché ti esaurisci nella preparazione di domani
trascirando la giornata di oggi?
L'oggi ti appartiene. Ti è stato dato.
Accettalo come un'offerta della vita,
e fa' di questo giorno qualcosa di bello.
Domani - se un domani ti darà dato - farai la stessa cosa.
E dopodomani lo stesso;
e così di seguito, un giorno dopo l'altro, sino alla fine.
Essere pronta, vuol dire accettare la vita;
tutta la vita; come viene a noi;
con quel che ha di più bello e quel che ha di più triste;
con i suoi giorni leggeri che passano come farfalle,
e i suoi giorni gravosi che si trascinano come la nebbia sui campi bagnati.
Essere pronta, vuol dire essere disposta a fare quello che l'ora richiede;
vuol dire accettare con buona volontà.
Non è dalle tue parole che vedrò che sei pronta;
non è dalle tue azioni: è dal tuo atteggiamento di fronte alla vita; forse dal tuo sguardo.
Accettare...
E' molto. Non è tutto. Per essere pronta, bisogna aver scelto.
La vita è troppo ricca; ci sono troppe cose che ci attraggono e ci richiamano.
Le forze fisiche ed intellettuali di un uomo non bastano per abbracciare tutto e compiere tutto.
In questa diversità bisogna scegliere....
Hai scelto. Sei pronta."
Lézard
"Essere pronta, non vuol dire essere preparata;
non vuol dire aver previsto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
La vita è troppo grande, troppo sconosciuta ancora,
perché l'uomo possa dire:
"so cosa mi aspetta, voglio prepararmi".
"Essere pronta, non vuol dire essere preparata;
non vuol dire aver previsto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
La vita è troppo grande, troppo sconosciuta ancora,
perché l'uomo possa dire:
"so cosa mi aspetta, voglio prepararmi".
E' ancora troppo forte.
Viene con una violenza,
con un impeto che non risparmia nulla.
Tutto è scompigliato;
i nostri progetti, i nostri piani, i nostri programmi,
e tavolta il fine stesso che ci eravamo proposti.
Allora, se non siamo pronti,
avremo il coraggio e la volontà di ricostruire,
sulle rovine dei nostri sogni, altri sogni, altri progetti,
un nuovo edificio?
Essere pronta, non vuol dire essere preparata,
non vuol dire aver pevisto tutto;
questo è impossibile;
nessuno può farlo.
Essere pronta, vuol dire accettare la vita
vuol dire andare incontro al nuovo giorno;
tendere le braccia verso la sua ricchezza sconosciuta;
stare di fronte alle ore che vengono, calma e serena;
vuol dire vivere il presente con forza, coraggio e buona volontà,
senza temere il domani, né quel che accadrà dopodomani;
né quel che può accadere in un lontano futuro.
Il domani non è tuo. F
orse ti sarà rifiutato.
Perché ti esaurisci nella preparazione di domani
trascirando la giornata di oggi?
L'oggi ti appartiene. Ti è stato dato.
Accettalo come un'offerta della vita,
e fa' di questo giorno qualcosa di bello.
Domani - se un domani ti darà dato - farai la stessa cosa.
E dopodomani lo stesso;
e così di seguito, un giorno dopo l'altro, sino alla fine.
Essere pronta, vuol dire accettare la vita;
tutta la vita; come viene a noi;
con quel che ha di più bello e quel che ha di più triste;
con i suoi giorni leggeri che passano come farfalle,
e i suoi giorni gravosi che si trascinano come la nebbia sui campi bagnati.
Essere pronta, vuol dire essere disposta a fare quello che l'ora richiede;
vuol dire accettare con buona volontà.
Non è dalle tue parole che vedrò che sei pronta;
non è dalle tue azioni: è dal tuo atteggiamento di fronte alla vita; forse dal tuo sguardo.
Accettare...
E' molto. Non è tutto. Per essere pronta, bisogna aver scelto.
La vita è troppo ricca; ci sono troppe cose che ci attraggono e ci richiamano.
Le forze fisiche ed intellettuali di un uomo non bastano per abbracciare tutto e compiere tutto.
In questa diversità bisogna scegliere....
Hai scelto. Sei pronta."
Lézard
Soprattutto...niente scambio
"...accade spesso che la ricerca di sensazioni prenda il posto delle emozioni, quando queste sono vissute come minacce...tale ricerca è la spontanea risorsa del bambino, quando è privato di relazioni sufficientemente stimolanti...
All'intensità dello sguardo, e del contatto che esso crea, corrisponde l'assenza di contatto fisico...tutti conoscono le proprie aspettative reciproche e sanno, in fondo, che queste sono troppo forti e che da troppo tempo sono insoddisfatte perchè ora sia possibile rispondervi. Se uno di loro facesse un piccolissimo gesto, forse cadrebbero l'uno nelle braccia dell'altro, realizzando così il loro desiderio più caro: ritrovarsi. Ma ciascuno di loro dubita dell'altro, nessuno si fida più e il miracolo non ha luogo. I loro sguardi si spengono ed essi si lasciano senza una parola, senza un gesto, per non rivedersi mai più. Era quello che veramente volevano? La mia esperienza clinica mi fa rispondere di no. Era una fatalità? Neppure. Spesso non ci vuole molto perchè le situazioni pendano in un senso o nell'altro. Un incontro, un evento, può provocare la chiusura oppure offrire una promessa di apertura...."
"Adulti senza riserva" P. Jeammet
lunedì 14 settembre 2009
domenica 13 settembre 2009
Per non dimenticare!
Di chi si sta parlando???????
"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza ad uso cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perchè poco atttraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni strupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali."
AVETE RISPOSTO??????
SI' ?????
SI' ?????
...continuate la lettura
"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.
Testo tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.
Ottobre 1912
domenica 21 giugno 2009
Le bambine dell'...non hanno paura di niente
...Caro lettore, quando metti nella terra delle squallide patate dette bulbi, osserva e rifletti: sono tutte più o meno uguali e anonime.Sono patate anonime, perchè ti sei dimenticato quali bulbi hai comprato, o li hai mescolati tra di loro nel sacchetto, e addio! Non li riconosci più.
Quindi, non hai proprio idea di che fiori nasceranno.
Ti sei persino dimenticato di averli un giorno affossati nella terra, quei bulbi. Non sai più nè dove nè quando.
Finchè in primavera i fiori nasceranno, e finalmente tu vedrai quel che hai piantato!
La schiusa dei bulbi...
Tulipani, giacinti, iris, mughetti e narcisi: un tripudio di fiori!
Naturalmente, lo sai meglio di me, il bello era quell'esserti dimenticato dei bulbi. Non ricordare cosa fossero, nè di averli mai interrati.
Cosa ne pensi?
...Gli schiavi non coltivano quasi mai fiori, tutto ciò che nella vita rappresenta un piacere è talmente lontano dalla loro portata e persino dai loro desideri! Questo pensiero mi colpì fin dall'infanzia e da allora ho sempre pensato che per coltivare dei fiori, in qualunque condizione ci si trovi, occorre avere dentro di sè una briciola di felicità...
"Le bambine dell'Avana non hanno paura di niente" B. Pitzorno

lunedì 15 giugno 2009

Cara moglie
O cara moglie, stasera ti prego,
dì a mio figlio che vada a dormire,
perchè le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.
Proprio stamane là sul lavoro,
con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazion,
m'han licenziato senza pietà.
E la ragione è perchè ho scioperato
per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato,
del mio lavoro, della libertà .
Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà ;
se invece vince è perchè i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.
Questo si è visto davanti ai cancelli:
noi si chiamava i compagni alla lotta,
ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,
e un dopo l'altro cominciano a entrar.
O cara moglie, dovevi vederli
venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti!
e loro dritti senza piegar.
Quei poveretti facevano pena
ma dietro loro, la sul portone,
rideva allegro il porco padrone:
l'ho maledetto senza pietà .
O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà.
dì a mio figlio che vada a dormire,
perchè le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.
Proprio stamane là sul lavoro,
con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazion,
m'han licenziato senza pietà.
E la ragione è perchè ho scioperato
per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato,
del mio lavoro, della libertà .
Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà ;
se invece vince è perchè i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.
Questo si è visto davanti ai cancelli:
noi si chiamava i compagni alla lotta,
ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,
e un dopo l'altro cominciano a entrar.
O cara moglie, dovevi vederli
venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti!
e loro dritti senza piegar.
Quei poveretti facevano pena
ma dietro loro, la sul portone,
rideva allegro il porco padrone:
l'ho maledetto senza pietà .
O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà.
un caro saluto a Ivan...ci hai accompagnato nelle lotte di ieri, di oggi e ...
lunedì 18 maggio 2009
L'uomo che piantava gli alberi
E' la storia di un pastore che l'autore incontra nel lontano 1913 nella regione antica delle Alpi....A quell'epoca la regione è incolta, i vecchi villaggi abbandonati e l'unica vegetazione che vi cresce è la lavanda selvatica. L'autore la percorre a piedi e la sera trova rifugio nella piccola casa, ben tenuta e curata, di un pastore che vive da solo lassù con le sue trenta pecore e un cane. Dopo una cena frugale il pastore prende un sacco e rovescia in silenzio un mucchio di ghiande sul tavolo, poi si mette a separare quelle buone dalle guaste e le seleziona ulteriormente fino a trovare le cento più belle che conserva accuratamente. Il giorno dopo, prima di uscire, bagna ii un secchio d'acqua il sacco con le cento ghiande selezionate e poi si avvia verso il pascolo con le pecore e il cane, portando con sè, come bastone, un'asta di ferro lunga un metro e mezzo.
arrivato nel punto che aveva scelto, comincia a piantare la sua asta di ferro in terra, fa un buco nel quale deposita una ghianda, poi lo richiude e passa oltre..."...piantava querce. Gli domandai se quella terra gli apparteneva. Mi rispose di no. Sapeva di chi era? Non lo sapeva. Supponeva che fosse una terra comunale, o forse di proprietà di gente che non se ne curava? Non gli interessava conoscerne i proprietari. Piantò così le cento giande con estrema cura....
Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila ne erano spuntati ventimila......restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c'era nulla.
...Se J. Giono, in un lontano giorno del 1913, non si fosse avvnturato da solo in quelle lande desolate e non avesse incontrato casualmente il vecchio pastore piantatore di alberi, noi oggi probabilmente non conosceremmo questa storia, ma la foresta a cui ha dato vita continuerebbe ad esistere.
...ma quanti altri pastori, silenziosi esconosciuti, sono esistiti nella storia dell'uomo? Infiniti. Ognuno ne ha un pezzetto potenziale dentro di sè, da sempre.
"Passaggi di vita" Alba Marcoli
venerdì 15 maggio 2009
"Vivo nell'attimo irripetibile....
in cui la cosa che deve nascere non è ancor nata, ma sta per farlo.Ora è nascosta e ignota, e un secondo dopo sarà scoperta, svelata, sconosciuta. Avrà contorni netti, un volto, uno sguardo. Un sorriso che poi ti ruberà l'anima per sempre, solo suo.
Riconoscibile, amato, atteso...
Ma adesso non c'è. Non c'è ancora. Nulla appare. Il segreto è intonso, assoluto. Il segreto è un figlio non ancora nato.
Nessun attimo sarà mai più così.
L'attesa è questo: il labile confine tra ignoto e noto, immaginabile e tangibile. L'attesa è un soffio. Un vento.
Buonanotte dal lupo
sabato 9 maggio 2009
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